May 21, 2010

Fotoreporter

Due giorni fa (19 Maggio 2010) apro il giornale, il Sole 24 Ore, e leggo un articolo che titola: Morire per una fotografia. L’articolo porta la firma di Marco Barbonaglia. A prima vista mi chiedo: cosa intenderà? Che è una morte banale? Che Fabio Polenghi, perché è di lui che si parlava nell’articolo, è morto mentre svolgeva il suo mestiere, scattare fotografie? Allude alla “sfacciataggine” del fotoreporter di fronte al pericolo? Ancora non so a cosa si riferisce, dopotutto non ho ancora letto l’articolo, ma certo è che non credo si possa morire per una fotografia. Forse si può morire per cercare di raccontare la verità, mi dico. Per questo, si, si può morire, non per una fotografia. Il solo pensarlo, o indurlo a pensare, è sbagliato. Certo, scattava fotografie, è morto per una fotografia… Leggo l’articolo, con un certo interesse devo dire, e scopro punti di vista che mi piacciono, soprattutto il finale, e ne scopro altri, purtroppo, che non mi piacciono per niente. Alcuni pensieri che ho avuto all’inizio, per onestà dovrei dire pregiudizi, si rivelano corretti. Ci si chiede il perché una persona prudente era li, se era troppo vicino, troppo lontano, se è morto perché ha esagerato, ci si chiede, infine, cosa l’ha spinto, e qui cito testualmente, “fino ad incrociare il proiettile che lo ha abbattuto?”. Porsi certi interrogativi quando si è immersi in contesti così estremi è di per sé pura insensatezza, è perfino disonesto. Mentre scrivo a Bangkok si contano, in soli 3 giorni di conflitto, circa 31 morti e oltre 230 feriti e pare, dico pare perché le stime in questi casi, inversamente ai sondaggi politici, virano sempre al ribasso, che ci siano stati già 82 morti e circa 1.800 feriti. Con questi numeri, in un palese clima di guerra, ci si chiede cosa abbia sbagliato Fabio Polenghi. Allora, mi chiedo io, cosa ha sbagliato Kenji Nagai, l’uomo che vedete nella foto qua sotto?

Kenji Nagai, uno dei simboli del fotogiornalismo, morì il 27 Settembre 2007 durante la rivolta in Birmania. Questa foto lo ritrae, ancora in vita, mentre scatta la sua ultima fotografia proprio al soldato che gli toglierà la vita.
Non fu ucciso da una fotografia, fu ucciso da un proiettile esploso a sangue freddo mentre lui era a terra, con le mani levate sopra la testa, mentre cercava di raccontare al mondo la verità. Cosa hanno sbagliato i fotoreporter uccisi in Iraq dai proiettili americani, dal cosiddetto fuoco amico, mentre passeggiavano per strada per documentare al mondo le atrocità della guerra? Non cito volutamente Capa perché è talmente citato che non si offenderà se, per una volta, i citati sono altri. Comprendo intimamente la pena e il dolore per la morte di un connazionale, veramente, non comprendo però l’ uso, perché di questo si tratta, che si fa della sua morte. In certi casi i giornali focalizzano l’attenzione sul dito, invece di permetterci di vedere la luna, che è il vero senso della vita di questi uomini. Negare certe evidenze, non mettere in luce determinate situazioni equivale, in un certo senso, a ucciderli di nuovo. Francesco Zizola, famosissimo fotoreporter contemporaneo, disse durante un’ intervista di non molto tempo fa: “Ci terrei a sottolineare che nei posti dove vado di solito la paura non riguarda una singola persona ma intere popolazioni e ritengo che sia più importante la loro paura: io decido di andare là ma loro si trovano già là, sono vittime. Lo scandalo vero è questo e sono loro i soggetti di cui si dovrebbe parlare.“ Dobbiamo iniziare a considerare che i fotoreporter, esattamente come gli uomini, le donne e i bambini di certe zone, non muoiono perché sbagliano qualcosa, muoiono perché la guerra, fra le altre cose, fa proprio questo, uccide!

Foto di Francesco Zizola: Baghdad 2003


Non inserisco volutamente nessuna fotografia a testimonianza del clima che c’è attualmente a Bangkok poiché sono tutte di una crudezza eccessiva. Chiunque voglia può trovare del materiale a questo link: NOOR Agency

2 Comments

I reportage di Tommaso Galli

[...] è emerso un nome: Tommaso Galli. Tommaso, com’è evidente dal suo sito, è un ottimo fotoreporter. Ben volentieri mi sono lasciato guidare attraverso i suoi viaggi, gustandomi le atmosfere, le [...]

20:54 April 27, 2011
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I reportage di Tommaso Galli - Just Rob

[…] è emerso un nome: Tommaso Galli. Tommaso, com’è evidente dal suo sito, è un ottimo fotoreporter. Ben volentieri mi sono lasciato guidare attraverso i suoi viaggi, gustandomi le atmosfere, le […]

17:28 October 2, 2014
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